venerdì 10 ottobre 2008

Stefàno, il sindaco


Alto consenso per il primo cittadino,
recentemente incoronato da uno studio Ekma il più gradito di Puglia.
Extra Magazine ha incontrato il sindaco che non ama taccuini e riflettori



“La classe dirigente smetta di essere autoreferenziale, di preoccuparsi dei propri problemi: non si distragga e guardi agli interessi della città”. Firmato Ezio Stefàno, sindaco di Taranto. Parole pronunciate con l’ansia di chi, di fronte a un microfono o un taccuino, sente di star sottraendo del tempo a quel lavoro che, poco più di un anno fa, tre tarantini su quattro gli hanno dato mandato di svolgere. Come se, passando dal giuramento d’Ippocrate alla fascia tricolore, Stefàno sindaco non avesse dimenticato quel senso di urgenza, quell’ansia di intervenire che per decenni ha accompagnato lo Stefàno medico. Con la differenza, non trascurabile, che il malato da curare oggi è la città di Taranto. E che gli effetti della terapia scelta ricadranno non su un solo paziente, bensì su un’intera comunità di quasi duecentomila abitanti. Così, non senza qualche polemica, Taranto è passata con lo spartiacque del dissesto dai fasti delle costosissime spese di rappresentanza e dall’onnipresenza mediatica del sindaco Di Bello, alle spese di rappresentanza azzerate e alle continue urgenze che impongono a Stefàno di declinare gli inviti di televisioni e stampa. Non lasciandogli neanche il tempo per celebrare o godersi (cosa impensabile solo qualche anno e qualche sindaco fa) i risultati della ricerca di Ekma per Affaritaliani.it - quasi ignorata a Taranto - che qualche settimana fa lo ha incoronato il sindaco più amato di Puglia (57,1% di indice di consenso, ventunesimo in Italia).Sindaco Stefàno, il più amato di Puglia, il ventunesimo in Italia. Meglio di Emiliano a Bari, di Cacciari a Venezia e di Cofferati a Bologna. Che effetto fa?«Con nodi importanti da sciogliere, la miseria dei nostri concittadini, l’emergenza occupazionale, la necessità di riorganizzare il Corpo dei Vigili Urbani e il trasporto per gli alunni e per i disabili, vivo simile riconoscimento con gratificazione. Ma non basta a lenire la mia sofferenza, anzi, se possibile, ciò mi responsabilizza maggiormente. Pensare che la città comprenda il momento e ripaghi gli sforzi con stima, affetto e fiducia mi fa sentire forte il peso delle grandi responsabilità che abbiamo rispetto alle aspettative dei tarantini. E per certi versi ciò persino mi addolora, accresce la mia ansia e il desiderio di riuscire a dare risposte a tutta la cittadinanza.»La sua sofferenza? «La sofferenza deriva dal vivere quotidianamente e in prima persona ogni suo piccolo o grande male. E constatare che questi non sono quasi mai naturali o fatali. La sofferenza è per lo stato in cui versa questa città, per il novanta per cento prodotto della classe dirigente che l’ha governata e pagata da bambini, giovani e donne piuttosto che da miopi o scellerati politici.»Politiche miopi o scellerate del passato. Eppure c’è chi le rimprovera uno scarso decisionismo rispetto al passato e parla di una amministrazione schiava di una sorta di sindrome da Procura, di un timore di governare?«Evangelicamente dico: “perdona loro perché non sanno cosa dicono”. Se questo timore è riferito ai dirigenti, forse è vero. Sicuramente così non è per l’attuale classe politica e in tal senso parlano gli atti e le azioni. Non c’è e non c’è mai stato timore in questa amministrazione. Semmai senso di responsabilità e necessità di rodare una nuova classe dirigente, diversa da quella del passato. Ciò non ci ha impedito di assumerci anche grosse responsabilità, arrivando persino a inventarci soluzioni e spingendoci fino ad andare borderline, quando ciò è servito per andare incontro alle necessità non dei singoli, ma della città e dei cittadini.»A proposito di dirigenti, proprio la macchina amministrativa sembra rappresentare un ostacolo al tentativo di “normalizzare” la città. Anche la migliore classe dirigente, come un pilota, se messa alla guida di una macchina non efficiente non può andare lontano.«Metaforicamente abbiamo portato la macchina da un meccanico. E nel primo anno di amministrazione abbiamo individuato in quali punti questa c’è stata consegnata con difetti che bloccano gli ingranaggi e impediscono alla città, anche col motore che romba, di camminare. Così sostituiremo questi pezzi con pezzi nuovi di fabbrica, scegliendo con cura quelli che recano con sé tanto di garanzia in termini di efficienza e correttezza.» In un comune dissestato, tornare alla normalità è soprattutto pagare i debiti. Mentre il contenzioso valuta l’opportunità di azioni legali per la questione BOC, come procede la liquidazione dei creditori?«Il pagamento dei debiti è in via di completamento. Come noto ciò comporterà la vendita di parte del patrimonio immobiliare comunale (circa 40 milioni la richiesta dell’Organismo Straordinario di Liquidazione, n.d.r.). E su questo fronte c’è qualche novità importante: regolamentata la vendita materia per rendere la vendita trasparente, stiamo lucidando i gioielli di famiglia per aumentarne il valore e far sì che questi possano fruttare alla città quanto più possibile.»Fronte caldo per la sua amministrazione, sin dalla campagna elettorale, è quello ambientale. In un contesto in cui pare crescere in città la consapevolezza di normalizzare anche il rapporto con la grande industria.«La questione ambientale va affrontata con serenità e serietà. Il che significa affrontare il tema a trecentosessanta gradi, intervenendo su ogni sua componente. Ovvero sciogliere il nodo della grande industria, ma non solo. Esistono altre importanti questioni come quella dell’inquinamento prodotto dal traffico veicolare. Sul versante della grande industria, per la prima volta questa amministrazione, non solo ha chiesto a voce alta garanzie e interventi in campo ambientale, ma l’ha fatto intervendo seriamente e nelle sedi opportune. Atteggiamento che ha portato dopo quaranta anni l’Arpa a Taranto e una prima risposta da parte della grande industria con la riduzione del 50% delle diossine. Questo a noi non basta, la questione ambientale resta perciò centrale, ma va affrontata con correttezza e attraverso un confronto con le parti per ciò che concerne il rapporto con la grande industria. Scontri e attriti non servono a nessuno, allontanano le soluzioni e non portano nulla ai cittadini. Grande industria, turismo e porto sono gli elementi attraverso cui convogliare gli interessi verso la città. È necessario far leva su questi elementi per fare della città di Taranto il faro di un vasto territorio.»Taranto faro di un vasto territorio. Con le elezioni provinciali alle porte è il centrosinistra ionico diviso dalle ultime comunali. Cosa ne pensa il sindaco del comune capoluogo? «È importante avviare un confronto serio con chiunque abbia mostrato reale interesse e profuso impegno per la città. Ciò anche solo come confronto vero sulle idee e sui programmi e a patto di non intendere confronto, dialogo e democraticità come qualcosa “a tempo” che poi si congela dopo le elezioni. Anzitutto che venga un impegno programmatico vero e un cronoprogramma. Con impegni importanti sulle questioni ambientali, sulla trasparenza amministrativa, sulle gare di evidenza pubblica da preferire alle attribuzioni agli amici. Se condivideremo il programma (morale e ambientale) allora siamo d’accordo. Altrimenti la parola va agli elettori.»Riapre dopo anni Cimino, si riaccendono le luci in città i lavori di adeguamento dello “Iacovone” quasi ultimati, i primi cantieri rispuntano in città, i parcometri tornano a funzionare. Lentamente Taranto sembra tornare a marciare. Qual è tra i risultati ottenuti quello che più inorgoglisce Stefàno?«La mia più grande soddisfazione è l’opportunità che siamo riusciti a dare a trenta ragazzi della Città Vecchia. Assunti a tempo determinato nell’ambito del progetto Urban, con una procedura pubblica di estrazione tenuta dinnanzi agli stessi concorrenti. Non è la cosa in sé a inorgoglirmi, quanto il messaggio di speranza e di trasparenza che abbiamo lanciato loro. Ora si occupano loro del loro quartiere: un’esperienza di crescita, di appartenenza, di amore verso la città.»

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